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BEAUTY NEWS

Ci siamo. In questo weekend che preannuncia l'arrivo dell'autunno è tempo di Emmy Awards. Nella notte tra domenica e lunedì scopriremo chi saranno i grandi trionfatori dell'entertainment televisivo dell'anno.

Ma cosa c'è da sapere sugli Emmy? E come vedere la diretta?

Quando si terranno gli Emmy 2020? Il Cast di Game of Thrones1176449695
Il Cast di Game of Thrones
Amy Sussman

Gli Emmy 2020 si terranno tra le 2 e le 5 del mattino italiane nella notte a cavallo tra domenica 20 e lunedì 21 settembre.

Come è cambiata la cerimonia degli Emmy 2020 per  il coronavirus? Phoebe Waller-Bridge1170313380
Phoebe Waller-Bridge
FREDERIC J. BROWN

Cerimonia anomala. Molto anomala per questi Emmy Awards 2020. Niente red carpet. Nessuna cerimonia. E premiazioni a distanza. L'evento sarà condotto da Jimmy Kimmel, anfitrione di una serata molto particolare che vedrà i premi "consegnati" a distanza con i protagonisti dell'evento collegati in streaming. Un'edizione in cui a trionfare saranno soprattutto i premi e in cui il glamour, purtroppo ma necessariamente, dovrà cedere il passo alla sicurezza.

Chi sono i nominati agli Emmy 2020?

Ecco qui di seguito le nomination per le categorie principali degli Emmy 2020. Mentre tutte le nomination le trovate nell'articolo a questo link.

NEW YORK - DECEMBER 04: (U.S. TABS AND HOLLYWOOD REPORTER OUT) Emmys at the First Annual News & Documentary Emmy Awards for Business & Financial Reporting at a private club December 04, 2003 in New York City. (Photo by Evan Agostini/Getty Images)
Emmy 2020: tutte le nomination
Sono state svelate le nomination agli Emmy 2020. Ed è record di attrici e attori black

OUTSTANDING DRAMA SERIES

Better Caul Saul

The Crown

The Handmaid’s Tale

Killing Eve

The Mandalorian

Ozark

Stranger Things

Succession

OUTSTANDING LIMITED SERIES

Little Fires Everywhere

Mrs. America

Unbelievable

Unorthodox

Watchmen

OUTSTANDING COMEDY SERIES

Curb Your Enthusiasm

Dead to Me

The Good Place

Insecure

The Kominsky Method

The Marvelous Mrs. Maisel

Schitt’s Creek

What We Do in the Shadows

Come vedere la diretta degli Emmy 2020 in tv e streaming? Billy Porter1176458847
Billy Porter
Amy Sussman

La cerimonia degli Emmy 2020, nella sua particolarità, sarà trasmessa in televisione anche in Italia da Rai 4. A partire dalle 01.45 di notte del 21 settembre si potranno seguire gli annunci dei vincitori. Per chi volesse seguire la cerimonia in streaming sui propri device mobilim, sarà possibile collegarsi al canale Rai4 tramite l'applicazione RaiPlay. 



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Le prime fasi del processo di creazione della collezione Primavera Estate 2021 sono iniziate durante il lockdown: Molly Goddard si era sentita in obbligo di proporre un’estetica “semplificata, chic e dalle linee pulite”. Poi la designer, 31 anni di Londra, ci racconta di aver pensato “Al diavolo! Non ho per niente voglia di vedere capi bianchi e neri. Voglio colore, texture e ironia”. Ecco quindi che quei romantici e spumeggianti abiti di tulle declinati nelle tonalità più briose che abbiamo tanto amato (ma non solo noi, anche Rihanna, Edie Campbell e Adwoa Aboah) sono tornati in scena proprio in occasione della London Fashion Week. Questa volta si è trattato di uno show pre-registrato andato in onda sul sito del British Fashion Council il 19 settembre. 

È stato filmato nello studio di Goddard, ad Est di Londra: un’ex fabbrica di ombrelli che ha fatto anche da punto di appoggio per il fotografo tedesco Wolfgang Tillmans durante i viaggi in Gran Bretagna. La vincitrice del BFC/Vogue Fashion Fund ci confessa che le grandi finestre e la passerella, installata da poco, diventeranno, in futuro, elementi chiave delle sue sfilate. Dopotutto, parliamo di una stilista che trova l’ispirazione per le sue eteree creazioni non da location esotiche ma dall’ambiente che la circonda – la sua quotidianità, il Central Saint Martins, il luogo dove ha appreso i ferri del mestiere e la sua città natale. 

Tra un casting e l’altro, Goddard ha incontrato il team di Vogue per raccontare la collezione, dell’importanza di sostenere le aziende locali e di come si auguri evolva la moda nel prossimo futuro. 

Arthur Williams

Come sono stati i mesi scorsi per te e il tuo team? 

Siamo tornati in studio circa tre mesi fa. Mi mancava molto! Durante il lockdown, la galleria di fianco si è trasferita altrove e siamo subentrati noi. Siamo una squadra di 10 membri che lavorano full-time e arriviamo fino a 20 durante le fasi finali di una collezione. Ora lo studio di cui disponiamo è tre volte più grande di quello originale quindi è più semplice operare in un regime di distanziamento sociale. All’inizio sembrava un investimento un po’ folle da fare in quarantena ma, quando consideri le spese a cui va incontro un brand con le sfilate e gli showroom, ha senso ed è anche più economico in quanto ora possiamo organizzare tutto qui. Inoltre, ci stiamo preparando per lanciare una linea di abbigliamento da sposa e, sebbene ora sia soltanto un’ex galleria bianca e vuota, presto diventerà uno spazio luminoso e accogliente dedicato ai fitting

Cosa ti ha ispirato a usare così tanto colore nella collezione? Avevi in mente qualcuno in particolare durante il processo di design? 

Sono stata sempre attratta dal colore ma non pensavo che lo avrei usato in maniera così abbondante questa stagione, magari solo qualche tocco qua e là. Invece è diventata una collezione molto colorata declinata nei toni verde erba, rosa magenta, arancione acceso e con pois gialli. Una vera esplosione! Non sono mai stata il tipo da avere una musa ispiratrice. Penso sempre a molte donne diverse quando creo, da mia madre a mia sorella a una qualche conoscente della mia zona o una modella specifica. Questa collezione è incentrata sul mio stile personale e sul modo in cui amo indossare i capi. 

Ben Broomfield

E come ami indossare i tuoi capi e quali sensazione vuoi che trasmettano?  

Voglio che un capo mi faccia sentire felice e più in sintonia con me stessa. Preferisco trovare un mio approccio all’abbigliamento, sovrapponendo pezzi e divertendomi, in modo che sia diverso da chiunque altro e in modo da non ripetere mai lo stesso outfit. Durante il lockdown, ho preso in rassegna tutti gli abiti che avevo tenuto da parte per un’occasione speciale e mi sono detta ‘Ma cosa diavolo pensavo? Avrei dovuto indossarli quando potevo e ora mi pento di non averlo fatto. Quando lavori da casa, la cosa più semplice è mettersi una tuta. Ma ho scoperto che le giornate migliori erano quelle in cui mi facevo una doccia, mi lavavo i capelli, mettevo un po’ di trucco e un bell’abito. Ora torno con la memoria a quei momenti e nel mettermi un abito mi sento molto a mio agio. È una sensazione davvero importante. 

Parlaci dello styling e degli accessori di questa stagione. 

Le borse compaiono di nuovo ma questa volta sono lavorate all’uncinetto, in pelle verniciata e in nylon. Le forme sono morbide e rilassate. Molto divertenti, colorate e con superfici materiche. 

Cosa determina le decisioni in fatto di casting per le tue sfilate? 

Anche questa volta abbiamo deciso di collaborare con Rosie Vogel, fashion booking director per Vogue UK. La personalità è un elemento chiave durante i casting. È bello avere in passerella persone che amano i capi che indossano. Oltre la personalità, quello che cerchiamo sono modelle contente e con una presenza forte.

Arthur Williams

Hai incontrato difficoltà a creare una collezione nel bel mezzo di una pandemia? 

La maggior parte dei tessuti che usiamo viene dall’Europa quindi, dal momento che molti stabilimenti hanno riaperto abbastanza presto [dopo il lockdown], siamo riusciti a reperire il tutto piuttosto bene. Certo ci sono state limitazioni: contattare le persone è più difficile, i tempi di esecuzione sono più lunghi ma comprare tessuti è sempre stato un vero incubo. Abbiamo rivisitato alcuni dei materiali che abbiamo utilizzato in passato. Materiali e colori di cui non mi stanco mai, come il cotone bianco e il tulle rosa e color panna. Circa il 90% dei produttori che realizzano i nostri capi si trova a Londra o in Gran Bretagna. Ed è fantastico perché questo significa avere una vera comunità di persone attorno a te. Inoltre, siamo stati in grado di continuare a lavorare senza troppe interruzioni. È più costoso ma è qualcosa che non voglio cambiare. Amo il fatto che sia tutto realizzato in loco e ‘Made in England’. 

Ben Broomfield

Pensi che continuerai a scegliere di organizzare sfilate pre-registrate? 

Amo le sfilate [tradizionali] e mi mancano molto ma è bello vedere che esiste un’alternativa. Detto questo, penso sia importante per la gente poter vedere gli abiti dal vivo in quanto l’esperienza in digitale, attraverso uno schermo, è decisamente diversa. 

In generale, come ti auguri che evolva la moda andando avanti? 

Viaggiare è un grosso problema. Con il digitale che sta prendendo sempre più piede, le distanze sembrano accorciarsi e non hai più bisogno di prendere un volo e andare in un altro paese per un giorno o un paio d’ore solo per incontrare qualcuno. Mi auguro che si metta fine ai viaggi inutili. Lavorare con le aziende e le risorse locali è molto importante, così come lo è rendersi conto da quanto lontano arrivano certe merci e dell’enorme spostamento che compiono. Sono una persona piuttosto parsimoniosa e mi è sempre piaciuto trovare alternative più economiche per raggiungere un certo obiettivo. Avere delle limitazioni può fare bene e ci aiuta a pensare in maniera più creativa. Ti rendi conto dell’impatto delle tue azioni. 



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“In genere, è tutto un ‘Vai, vai, veloce! La sfilata e poi basta”, racconta Simone Rocha via Zoom, cinque giorni prima del debutto della sua collezione primavera estate 2021. “Di solito, presentiamo le collezioni a Lancaster House, in una chiesa o all’Alexandra Palace… Per questa, invece, abbiamo scelto uno spazio completamente diverso, un luogo che è di una bellezza austera.”

Rocha esce con serenità da questo 2020, completamente assurdo, con abiti splendidi da presentare – sicuramente dal vivo – e con un film realizzato con il suo compagno cineoperatore Eoin McLaughlin (e James Coyle alla regia) prossimamente in uscita. Ed eccola qui: nella galleria Hause & Wirth di Savile Row, a Londra, con un’installazione che riflette ciò che ha passato come designer, madre e imprenditrice autonoma negli ultimi sei mesi. “Ci saranno poche modelle nella galleria e le persone entreranno per appuntamento. Sarà un po’ come andare al supermercato,” ride. “Le persone possono entrare e farsi un giro. È mia intenzione sottolineare il ritmo necessario per apprezzare il mondo che ci circonda.”

Chiunque abbia mai seguito Rocha sa che è una a cui piace mostrare le sue collezioni in contesti storici – più sfarzosi sono meglio è – ma lo scompiglio causato dalla pandemia l’ha resa estremamente consapevole nel considerare come collocare il suo lavoro nel panorama storico attuale. “Ci occupiamo di commercio e c’è una certa praticità in questo, ma c’è anche tanto pathos nel realizzare vestiti. Ci sono sempre così tante storie da raccontare e quello che sta accadendo è parte della storia. Per questo il mio approccio ha preso una specie di nuovo corso.”

La sua reazione convoglia il piacere e la resilienza; una combinazione di volumi esuberanti e ricami delicati, broccati stravaganti e rifiniture in perle – il tutto controbilanciato dalla purezza di una tela color crema. “Volevo che gli abiti rappresentassero l’evasione che tutti bramiamo, ma allo stesso tempo volevo che la struttura desse un senso di protezione.”

Nonostante l’orrore improvviso portato dalla pandemia e la preoccupazione dell’impatto che avrebbe avuto sul suo team e i suoi tre negozi, la sola cosa immutata per Rocha è stata il modo in cui ha intercettato il suo inconscio per dare inizio alla collezione. “Troppe cose sono fuori dal nostro controllo, ma almeno ho il controllo di me stessa, sono indipendente, e ciò mi dà la libertà di decidere creativamente cosa fare e come farlo in nuovi modi. Ho la mia famiglia, ma anche il mio team è la mia famiglia, e ho una responsabilità verso di loro. All’inizio, la situazione ci ha letteralmente scioccati. Ma in realtà, e anche piuttosto velocemente, ho scoperto che era un’opportunità per ripensare tutto, per riflettere su come volevo farlo e cosa fosse davvero importante per me.”

Ebbene, in cima alla pagina del suo bloc-notes intitolato Primavera Estate 2021, c’era scritto:

“Sobrio ed esplosivo,

Pratico e profetico.

Personale, provocante, intimità evocativa, esplorare […]

Castelli in luoghi remoti ricamati a mano […]

Seni, toraci, comfort moderni […]

La ricerca del comfort e della sicurezza nelle situazioni estreme.”

“È tutto così sobrio adesso, mentre la creatività dovrebbe esplodere secondo me”, continua Rocha. “Gli abiti sono fatti di stoffa. Prendono vita su un corpo, ma cosa pensa la testa di quel corpo? Non sono mai stata una grande disegnatrice. Appuntarmi le cose è il modo di processare i miei pensieri e le mie idee. Ne ho così tante, e soffro sempre di una terribile insonnia in questo periodo, per questo mi appunto tutto, altrimenti lo dimenticherei. Anche se non è scritto nel modo corretto o non ha senso, o la punteggiatura non è giusta, inizio sempre con questi versi sugli abiti.

Realizzare la collezione – con i suoi castelli ricamati e cotone sangallo smerlato – è stato uno sforzo delicato e collaborativo durante le ore più buie. “Sia io sia il team abbiamo realizzato i ricami a mano. Le persone lavoravano dalle proprie case con le macchine per cucire, e questo ha sottolineato l’importanza e la personalità del lavoro di ognuno. Per questo ho voluto includere tutto questo nella collezione.”

“Devo ammettere che, naturalmente, è stato incredibilmente difficile con lo studio chiuso e le serrande dei miei tre negozi – Londra, New York e Hong Kong – abbassate. Mia figlia ha smesso di andare a scuola nel bel mezzo della mia produzione autunno inverno. Sarò sincera, non è stato tutto rose e fiori. Ma allo stesso tempo è stato incredibilmente interessante e illuminante. In un certo senso, penso sia stata la pausa di cui tutti avevamo bisogno per capire perché facciamo quello che facciamo: perché è importante, cosa voglio comunicare attraverso i miei abiti, quali sono i miei valori?

Ciò che ha davvero rinfrancato lo spirito di Rocha è stato vedere il modo in cui le donne hanno cominciato a far ritorno nei suoi negozi una volta riaperti. “Abbiamo avuto una risposta incredibile, e ciò ci ha reso felicissimi,” esclama la stilista. “Hong Kong ha riaperto, quindi stiamo avendo un buon riscontro nell’Asia orientale. Il negozio di New York ha aperto con maggiori restrizioni di orario e turni per il team, ma siamo tornati anche lì.”

Sorride. “È stato incredibile vedere amici e clienti entrare in negozio e affermare che si trattava del primo negozio visitato sin dal lockdown, un’esperienza che di certo mi ha resa più umile. Mi ha dimostrato quanto sia importante la comunità che ci circonda. È stato fantastico. Vedere come le persone vogliono ancora farne parte. Per me, è sempre stata la cosa più importante: la reazione delle persone ai miei abiti.



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Per Bethany Williams, la pandemia ha dimostrato perché avere un impatto sociale come designer è così importante. La stilista inglese, 30 anni, lavora in collaborazione con enti sociali da quando ha lanciato il suo brand omonimo nel 2017 e sta ancora una volta sostenendo  The Magpie Project, un’organizzazione di beneficenza di Londra che aiuta le madri con figli piccoli che vivono in alloggi temporanei, tra cui coloro che non hanno accesso ai fondi pubblici. “Il Covid ha davvero messo in evidenza le falle nel sistema,” dice Williams a Vogue su Zoom, aggiungendo che il 20 per cento dei profitti della collezione andranno all’organizzazione.

Ad aprile, a causa di una carenza di dispositivi di protezione individuale (DPI) negli ospedali, Williams ha lanciato l’Emergency Designer Network  insieme alle colleghe stiliste di Londra Phoebe English e Holly Fulton, producendo 50mila camici chirurgici e 10mila divise di protezione per gli operatori sanitari. “Tutte noi ricevevamo richieste da diversi ospedali e da amici che operano nella Sanità,” spiega Williams. “Abbiamo lavorato con una quarantina di enti pubblici autonomi di assistenza sanitaria e con 150 aziende produttrici”.

Tutto questo è stato realizzato mentre la vincitrice del premio Queen Elizabeth II lavorava nel suo appartamento nell’est di Londra. “Abbiamo dovuto fare tutto nel mio appartamento, la nuova collezione, i progetti, la produzione, quindi è stato impegnativo,” dice la designer. “Siamo stati presissimi durante tutto il lockdown.”

Abbiamo raggiunto Williams per parlare della sua collezione primavera estate 2021, delle nuove pratiche sostenibili che ha introdotto questa stagione, e dell’importanza della collaborazione all’interno dell’industria della moda.

Bethany Williams per Magpie
Bethany Williams per Magpie
Photography by Ruth Ossai.La sua collezione si chiama All Our Children. Cosa si cela dietro questo nome?

All our childen vuol dire che abbiamo tutti una responsabilità per la prossima generazione. Significa guardare al mondo che lasceremo ai nostri figli; pensare a questo dal punto di vista della sostenibilità, ma anche dal punto di vista umano.

“Stiamo di nuovo collaborando con The Magpie Project; il lavoro che la fondatrice Jane Williams sta facendo è molto importante. Ci sono più di 100mila bambini nel Regno Unito i cui genitori potrebbero lavorare, che hanno il diritto di residenza qui ma non hanno accesso ai fondi pubblici”.

Come tramette questo messaggio attraverso le sue creazioni?

“Per la scorsa collezione ci siamo ispirati agli archivi del V&A Museum of Childhood, ma durante tutto il lockdown non abbiamo potuto accedere alle risorse come avremmo normalmente fatto, quindi ci siamo rivolti alla nostra rete per le ricerche e per trovare ispirazione. Chiedevamo alla gente di mandarci i messaggi che avrebbero voluto mandare alla futura generazione o di dirci i loro vestiti preferiti che avevano da bambini.

“Durante il lockdown, Melissa Kitty Jarram, l’artista con cui lavoriamo, ha creato dei workshop di illustrazioni digitali con le madri e i bambini sostenuti da Magpie. Hanno permeato le illustrazioni di Melissa per la collezione, insieme alle immagini che abbiamo ricevuto. Abbiamo fatto anche abbigliamento per bambini in questa collezione, e presentato borse fatte con gli scarti dei libri per bambini e panierini vintage”.

Perché ha deciso di presentare la collezione con un film, questa stagione?

“Volevamo fare una mostra alla Somerset House, portando anche la comunità di Magpie, ma non mi sentivo a mio agio a causa delle attuali restrizioni del governo introdotte in conseguenza all’aumento di casi Covid-19 nel Regno Unito. Abbiamo realizzato un film con la fotografa Ruth Ossai e l’artista “spoken word” Eno Mfon, che abbiamo ripreso sul posto alla Magpie. Il casting gira tutto intorno al tema dei legami famigliari e alle future generazioni.”

Photography by Ruth Ossai.Quali sono alcune delle pratiche sostenibili che ha adottato questa stagione?

“Quanto al sociale, lavoriamo ancora con la comunità di San Patrignano [un centro di riabilitazione in Italia] e con Making For Change [un programma del London College of Fashion che sostiene le detenute] per produrre i nostri capi.

“Quanto ai materiali, è tutto biologico o riciclato. Abbiamo fatto il riciclo creativo di maglieria, abbiamo riciclato il denim e usato vecchi pizzi, lenzuola e coperte per i vestiti. Abbiamo anche lavorato per la prima volta con una seta biologica cruelty-free, che non danneggia i bachi da seta. Siamo riusciti a utilizzare giacenze di lana provenienti da stabilimenti italiani e abbiamo usato scarti di Adidas [sistema di resi] con Stuffstr.”

Perché è importante che grossi brand come Adidas lavorino con designer come lei e prendano sul serio il tema della sostenibilità?

“Io ovviamente sono molto più piccola [di Adidas], quindi ho un impatto molto minore. Trovo che se lavori con una grande multinazionale, riesci ad avere un maggiore impatto; hai un raggio d’azione maggiore e più risorse. Credo sia davvero importante.”

Photography by Ruth Ossai.Che impatto ha avuto la pandemia sul suo lavoro?

“La nostra produzione ha subito un ritardo. Non abbiamo avuto cancellazioni, ma il Covid ha colpito prima i mercati asiatici, quindi a gennaio nessuno dei nostri grossisti in Giappone ha fatto ordini. È stato meglio così [da un certo punto di vista] perché non abbiamo fatto nulla che poi ci è rimasto lì.

“Sarà bello tornare in uno studio; ho trovato alquanto difficile separare il lavoro dal quotidiano quando vivi nello spazio in cui lavori. Ovviamente, poiché lavoriamo con materiali riciclati, ho dovuto tenere fisicamente in casa anche quelli.”

Dopo aver lanciato l’Emergency Designer Network, spera che in seguito alla pandemia altri stilisti riconosceranno l’importanza di avere un forte impatto sociale?

“La gente sta aiutando, è stato un momento in cui le persone si sono ritrovate. Tanti giovani stilisti stanno pensando alla loro impronta sulle persone e sul pianeta. Ma abbiamo visto grandi retailer che non pagavano le fatture – questo ha mostrato una mancanza di responsabilità. Spero solo che [le aziende] cominciano a introdurre nuovi sistemi e antepongano le persone e il pianeta al profitto”. 

Photography by Ruth Ossai.Crede che una maggiore collaborazione potrebbe recare beneficio all’industria della moda, specie quando si tratta di sostenibilità?

“La collaborazione è davvero importante: ti fa avere punti di vista diversi e [lavorare con] persone con differenti background o in situazioni diverse. Abbiamo tante di quelle persone straordinarie intorno a noi – la nostra rete è davvero forte e di supporto.

“È importante condividere le informazioni – con i miei amici designer condividiamo molto sui fornitori, per esempio. Abbiamo tutti bisogno di informazioni per progredire come industria.”



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Le sue sentenze hanno fatto storia nel diritto femminile. Ruth Bader Ginsburg era Giudice della Corte Suprema  - la seconda donna a ricoprire questa carica nella storia - dal 1993, quando fu nominata dal presidente Clinton. Dopo una lunga battaglia contro un tumore al pancreas, è morta, a casa sua, a Washington DC, il 18 settembre. 

Si è battuta per l'aborto e per i matrimoni gay, è stata una feroce sostenitrice dell'uguaglianza di genere in tutte le sue forme e per tutti i 27 anni della sua carriera professionale, diventando così un'icona femminista. Non solo, è riuscita addirittura a ergersi come vera e propria icona pop, quando i Millenial americani hanno cominciato a esaltarne le virtù con l'hashtag #NotoriousRBG per i suoi “I dissent” verso una politica troppo conservatrice. 

Alla corte di Ruth-RBG. Il documentario su Ruth Bader Ginsburg
È diventata un'icona pop, anche per i millenial. È stata Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. E ora un film ne racconta vita e carriera

"La nostra nazione ha perso un giurista di statura storica", ha scritto il presidente della Corte Suprema John G. Roberts Jr in una dichiarazione rilasciata subito dopo la diffusione della notizia. "Oggi piangiamo, ma siamo fiduciosi che le generazioni future ricorderanno Ruth Bader Ginsburg come la conoscevamo noi, una sostenitrice instancabile e risoluta della giustizia".

La sua morte, a meno di due mesi dalle elezioni americane, apre un vuoto istituzionale molto complesso da riempire. Ruth Bader Ginsburg era il giudice più liberal di una Corte Suprema già formata da 5 giudici repubblicani su nove. Ora Donald Trump farà di tutto per eleggere un ennesimo conservatore prima del 3 novembre, ben cosciente del peso elettorale di una scelta che potrebbe spostare definitivamente a destra la Corte Suprema e influenzare le scelte legislative e sociali degli Stati Uniti per le prossime generazioni.



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Ilary Blasi dice addio ai look da spiaggia e in città indossa camicia oversize, occhiali scuri e borsa griffata. La conduttrice ama gli abiti e gli accessori firmati e anche per una passeggiata sceglie capi trendy e alla moda da migliaia di euro. Ecco a quanto ammonta il valore dell'outfit autunnale di Ilary Blasi.Continua a leggere

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La seconda puntata del Grande Fratello Vip ha visto l'ingresso in casa, tra gli altri, di Elisabetta Gregoraci, Myriam Catania, Mariateresa Ruta, Guenda Goria e Stefania Orlando. Le donne del GF Vip per l'occasione hanno sfoggiato lunghi abiti 'metallic', vestiti di paillettes ed eleganti smoking total white. Ecco tutti i look delle protagoniste del reality di Canale 5.Continua a leggere

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La mascherina è un indispensabile dispositivo di protezione. Anche per i più piccoli. Ma un bambino su tre, secondo l'AIPRO, soffre di problemi legati alla respirazione e la mascherina rischia di amplificarli. Il medico e campione di apnea Mike Maric spiega come accorgersi se un bambino ha problemi a respirare con il naso e quali sono le buone abitudini da adottare.Continua a leggere

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Dolce & Gabbana declinano il bustier in diverse varianti di forma, colore e materiale per l'autunno inverno 2020 2021

L'estetica Dolce & Gabbana si costruisce su una torre dai pilastri con le forme di Sophia Loren, Gina Lollobrigida e Claudia Cardinale. La morbidezza del tessuto è di marzapane, di ricotta dolce, la consistenza dell'abito leggera come gelo di anguria ma rigida come la pasta croccante di un cannolo. Nelle creazioni dei designer si percepisce una femminilità che raccoglie boccioli in campi di gelsomino, il capello raccolto disordinato, il vestito tirato su da un filo di spago duro, la gestualità verace che accompagna una carezza come un assaggio fumante di pasta e il ricamo di un lenzuolo per la figlia che si sposa. La nuova collezione autunno inverno parla di questo: di donne antiche e antica manualità, della sarta e della modista, delle dita sagge che prima di ogni pensiero creativo plasmano il corpo in forma di gonna, blusa o maglieria. 

Gorunway

Immagine di questo perpetuo ritorno a una Sicilia ancestrale è il bustier, rielaborato in variazioni che dalla lingerie sfociano nell'abito e nel pezzo couture ricoperto di cristalli. Una forma di clessidra, quella sfoggiata dalle grandi interpreti di una Cinecittà anni 50, quella che sagoma la figura e ne evidenzia le curve, quel capo parlante che racconta una sensualità mai troppo velata ma mai eccessiva. 

Gorunway

L'elemento intimo è dato da corsetti rivestiti in luminosa seta bianca o nera, con stecche rinforzate e una chiusura frontale di ganci metallici che ricordano fiati sospesi e “slacciature” liberatorie. Si accostano a camicie con rose dipinte, con sottoveste in pizzo nero e calza alla caviglia in lana lavorata, o si trovano in un ensemble a pois con camice sovrapposte e sandalo gioiello. Candido e glaciale per una mise con ampia camicia dal taglio maschile, una cravatta infilata all'interno, come negli istanti che seguono la passione in un film con Mastroianni

Gorunway

L'abito corsetto è il linguaggio all'italiana di ieri che si traduce nel parlato della donna di oggi. Il corpo viene stretto in una scultura tessile che non limita se stessa nelle occasioni d'uso - con una camicia si presta al giorno dall'essenza glamour e all'insegna della semplice gioia di vestirsi, il largo cardigan rosso lacca lo rende perfetto quanto basta per una sera di musica e stelle. Per questi design, si scelgono i lacci sul davanti, incrociati a lisca di pesce e culminanti in un fiocco che suggella il décolleté. 

Gorunway

L'immancabile essenza couture e artigianale, spina dorsale di Dolce & Gabbana, è infine tangibile nelle creazioni con cristalli e pietre dure, lontano eco di code di sirene che fanno naufragare i marinai fra i golfi del Mediterraneo. La lucentezza delle scaglie argentate contrasta con la soffice granulosità della lana, il gene mitologico dell'isola madre di Domenico Dolce che incontra la sua eredità sartoriale.

Gorunway

Un nuovo freddo, quello promesso dall'autunno inverno Dolce & Gabbana: intenso come giorni di cardigan stratificati che riparano dalle basse temperature, mite come la voglia di indossare un capo senza preoccuparsi del clima. Il bustier è la rappresentazione di una femminilità che riscopre gli accessori del passato, che riassapora il gusto nostalgico di capi indossati dalle sue antenate. È il definitivo atto di una consapevolezza secondo cui la moda è destinata all'eterno ritorno, è la sostanza della bellezza, sottoposta alle inviolabili leggi fisiche della materia: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Gorunway


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La finzione che più colpisce è sempre quella “vicina a casa”, ha il sapore di realtà e porta l’evasione non troppo distante dal quotidiano. Lo confermano le nomination degli Emmy Awards 2020 (la cerimonia si svolgerà il 22 settembre), anche se il numero record di 26 spetta a Watchmen, progetto nato dall’adattamento a puntate dei fumetti di Alan Moore. 

In un’annata turbolenta - in cui i premi slittano e latitano i progetti al cinema - il panorama delle serie tv si mostra eterogeneo e affascinante e s’ispira con successo a storie vere. Tra i racconti in lizza per l’ambita statuetta almeno un paio sono “di alto profilo”, nel senso che includono dinastie blasonate che hanno lasciato il segno nei secoli passati e presenti. Che siano declinati in toni parodistici come The Great o con meticolosa attenzione per i dettagli storici come The Crown, poco conta: rileggono le vicende più o meno gloriose di teste coronate. Non c’è comunque bisogno di scomodare le dinastie reali per puntare i riflettori su personaggi di rilievo. È il caso dello scandalo del #MeToo riveduto e corretto grazie a Jennifer Aniston in The Morning Show e della nascita dei veri divi nella versione politically correct e inclusiva di Ryan Murphy in Hollywood. Si parla di politica e religione (alla voce Ramy, Unorthodox e Mrs. America) e d’imprese pioneristiche (vedi Self-made con Octavia Spencer), il tutto romanzato ed edulcorato, ovviamente, ma con radici ben piantate nel realmente accaduto.

THE CROWN

La dinastia britannica inglese guidata da Elisabetta II appare in tv con The Crown (dal 15 novembre con la stagione 4 su Netflix) in tutta la sobria compostezza che il protocollo impone. Poche licenze poetiche, tanti resoconti dettagliati, qualche ipotesi sussurrata: la ricetta di un regno longevo – anche a puntate – sembra risiedere nei toni calibrati. Grazie all’avvicendarsi di un cast che è già diventato leggendario – da Claire Foy a Olivia Colman fino ad Imelda Staunton – il ritmo del racconto resta fresco ma credibile. E, nel caso del Principe Carlo, compie persino il miracolo di provare comprensione per alcune sue scelte.

Olivia Colman in The Crown3
Olivia Colman in The Crown
Sophie Mutevelian / NetflixTHE MORNING SHOW

Il #MeToo raccontato a puntate non ha bisogno di tanti voli di fantasia. Le vicende della serie The Morning Show (disponibile su AppleTV+) ricalcano quelle del conduttore del Today Show che la rete americana NBC ha licenziato dalla sera alla mattina dopo vent’anni di servizio. Il suo nome è Matt Lauer ed è uscito di scena con disonore dopo le accuse di carattere sessuale lanciate da una collega nel 2017. Nella finzione il protagonista al centro dello scandalo ha il volto di Steve Carell e la sua partner di scena è interpretata da Jennifer Aniston. La new entry? Reese Witherspoon.

The Morning Show
The Morning Show
SELF-MADE

Madam C. J. Walker ha riscritto la storia. Dalle sue gesta è nata la biografia On her ground e poi è arrivata la miniserie Self-made (disponibile su Netflix) con Octavia Spencer. Questa donna incredibilmente tenace ha creato una cura per i capelli afro e ha superato qualsiasi ostilità, dai pregiudizi razziali alle discriminazioni di casta. E così è diventata la prima donna black a diventare milionaria non per patrimonio di famiglia ma per propri meriti imprenditoriali.

Self-made1
Self-made
Amanda Matlovich/NetflixTHE GREAT

Caterina La Grande non è mai stata così naïve e così spiazzante come nella versione di Elle Fanning in The Great (disponibile su Starzplay e RakutenTV), la parodia di una grande sovrana in versione adolescente innamorata. Dimentichiamo la versione austera con Helen Mirren: stavolta la storia della gloriosa sovrana russa svela altarini surreali, complotti di corte e un matrimonio con l’imperatore Pietro (Nicholas Hoult) che ha il sapore della farsa.

The GreatPeter The Great Day
The Great
Andrea PirrelloHOLLYWOOD

La fantasia sfrenata di Ryan Murphy vuole riscrivere la storia, inclusa quella di Hollywood (disponibile su Netflix) nel secondo dopoguerra, quando le discriminazioni per razza e orientamento sessuale dominavano il mondo dello spettacolo. I personaggi sono reali, da Vivien Leigh ad Eleanor Roosevelt, ma ad un certo punto le vicende che li coinvolgono deragliano da come gli eventi si sono svolti e prendono un sentiero più giusto, ugualitario e libero. Si parte dalla realtà, insomma, per sfociare nel sogno e nell’utopia.

Hollywood
Hollywood
COURTESY OF NETFLIXMRS. AMERICA

Le vicende della serie Mrs. America (dall’8 ottobre su TIMVision) affondano le radici nei fatti del 1972, quando era al vaglio l’Equal Rights Amendment, una proposta di legge che voleva garantire pari diritti di genere sostenuta da Shirley Chisholm (Uzo Aduba, Orange is the new black), prima donna di colore al Congresso. Tocca a Cate Blanchett, invece, farsi portavoce del movimento anti-femminista. La verità fa male: quel tentativo di uguaglianza è purtroppo fallito miseramente, cambiando il corso della storia.

Mrs. America
Mrs. America
UNORTHODOX

Etsy, la protagonista di Unorthodox (disponibile su Netflix), rivive la storia vera di una ragazza “vittima” di matrimonio combinato da una famiglia ortodossa tradizionalista. La diciannovenne, incinta e già madre, sa di non aver alcuna libertà, nessun diritto e neppure una voce. Solo grazie ad un’amica lascia Brooklyn alla volta della Germania, dove si trova la madre, già scappata da questo mondo che le sta stretto.

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Unorthodox
Anika Molnar/NetflixRAMY

Ramy (disponibile su Starzplay e RakutenTV) è il titolo di una comedy brillante ma anche il nome del comico che l’ha creata e la interpreta, Ramy Youssef. La storia è la sua, quella di un millennial musulmano in bilico tra gli insegnamenti religiosi e il desiderio di libertà sessuale tipica dei suoi coetanei. Alternando i toni comici con quelli drammatici, la storia smantella pregiudizi e mostra un volto inedito di una realtà culturale a volte fraintesa.

Ramybay’ah
Ramy
Craig Blankenhorn


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Dal 18 settembre nella boutique PRADA di Galleria Vittorio Emanuele II a Milano il pubblico potrà scoprire la mostra 100 Covers 100 People 100 Stories organizzata da Vogue Italia e PRADA.

Al centro dell’esibizione le cover del numero di settembre di Vogue Italia. Un progetto eccezionale, senza precedenti, che vede il coinvolgimento di 100 personaggi per 100 copertine: modelle famose, attrici, attiviste per i diritti sociali, Instagram star, artiste, scrittrici e persone comuni con la loro storia unica da raccontare. Tutti i personaggi ritratti nelle cover indossano i capi della collezione A/I 2020 di PRADA.

Un percorso per scoprire le 100 cover, rappresentate nelle vetrine della boutique e in un wall interattivo dedicato, che il pubblico potrà vivere dal 18 al 27 settembre nella boutique PRADA donna in Galleria Vittorio Emanuele II 63/65 a Milano.

Hashtag ufficiali della mostra: #PradaFW20 #VogueItalia100



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